14 mar 2011

Comunico ergo sono felice: la comunicazione che non comunica!!

Comunico, ergo sono felice.

Ho sempre pensato che la comunicazione fosse un dono che non tutti posseggono. Spesso la gente parla per ascoltare la propria voce, non essendo minimamente interessato al parere altrui e questo accade tanto più frequentemente quando analizziamo la comunicazione mediatica.
Ovviamente per comunicazione intendo non il semplice scambio di formule codificate che si intrecciano tra persone, ma di quel particolare tipo di corrispondenza che si crea tra soggetti diversi e attraverso mezzi di ogni genere. Radio, televisione, internet e quant’altro sono però tante volte al servizio di parole che non intendono ciò che vorrebbero, vengono forgiate frasi che si prestano a molteplici significati, che nascondono idee, emozioni ed ideologie spesso truccate ad arte.
Occorre imparare a districarsi in questa jungla di sottintesi e scendere sotto la superficie di ciò che appare per entrare nel cuore vero della comunicazione e scegliere di chi fidarsi. Per riuscirci ascoltate chi questo lavoro lo fa da un po’ di anni, ed ha imparato a leggere dietro le parole.
Innanzitutto seguite l’istinto: è proprio lui, se sappiamo ascoltarlo, a dirci chi mente e chi no, ma spesso lo ignoriamo. Non soffermatevi ad un bell’involucro né a parole che sono scelte ad hoc per ottenere l’effetto.
La spontaneità del vostro interlocutore mediatico è una garanzia di verità, non sempre ma abbastanza spesso.
Tra le righe di chi improvvisa un tantino il testo c’è la sua vera natura, siatene certi. Un po’ diverso è il caso dei comunicatori che fanno informazione istituzionale.
Ma questa è un’altra storia.



Letizia

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