22 mar 2011

ITALIA, POPOLO DI NON LETTORI E DISINTERESSATI. QUINDI DI IGNORANTI?

Non c’è bisogno di applicarsi particolarmente su internet per accedere a qualche dato che comprovi la poca diffusione, nonché lettura dei libri. Quasi un anno fa ‘La Repubblica’, in un articolo online della sezione Cultura, così si leggeva:
“…I dati sono forniti dall'AIE, l'Associazione Italiana Editori e sono impietosi. Elaborando i dati Istat del 2009, infatti, l'associazione rileva che, nel 2009 il 45,1 % degli italiani di età superiore ai 6 anni ha letto almeno un libro non scolastico (25 milioni e mezzo). Ma la fascia dei lettori saltuari (da 1 a 11 libri l'anno) è consistente: quasi 22 milioni di persone sopra i sei anni d'età. Chi legge più di 12 libri l'anno, infine, rappresenta solo il 6,9 % (3 milioni e 900 mila).
Anche l'area geografica è importante al fine delle statistiche di lettura: il nord Italia vede una prevalenza di lettori sulla popolazione (52,2 %), seguita dal Centro (47,4 %) e, ben distaccata, il Sud e le Isole (31,6 %)… Un altro dato significativo è la spesa media mensile per abitante in libri: appena 4,90 Euro che scende per i  bambini da 0 a 14 anni ad 1,48 euro.”
C’è sempre presente, soprattutto nel giornalismo, il problema della interpretazione. Mettendo la questione prettamente sul filosofico, si può affermare con una certa sicurezza che una verità assoluta non esiste, o non esisterà mai. Prendendo in esame questo stralcio di articolo, senza troppi giri di parole, vien da chiedersi: è il livello di lettura, di voglia di conoscenza e di cultura basso? Oppure, molto più semplicemente, sono i contenuti a mancare, sono i libri che mancano?
In un Paese più interessato ai festini del Premier piuttosto che alla guerra in Libia, in un Paese che preferisce il Grande Fratello a Annozero piuttosto che Ballarò, piuttosto che L’infedele ( programmi notoriamente di alto coinvolgimento politico e sociale) la risposta non è poi così scontata.
Nel marketing moderno la prima regola è accontentare il lettore. Se la mia vita di velina da 20enne, piuttosto che da esperta di qualcosa da quarantenne, mi può dare più visibilità e può farmi guadagnare di più ( eccolo il nocciolo…), perché mai dovrei diffondere la mia conoscenza a scapito di un feedback da parte dei lettori negativo?
Chi dovrebbe dare un giusto indirizzo in questo senso??? Le scuole, è ovvio.
I ragazzi diventano quel che saranno sotto gli insegnamenti ricevuti a scuola. La scuola pensa più a formare un ragazzo in letteratura, mancando di presenza nella materia forse più importante che può esistere in una civiltà così veloce e complessa. L’attualità. Che sia geopolitica, istituzioni, Chiesa, Lavoro, società in generale non importa. L’interesse verso i libri, verso un articolo di giornale, verso un approfondimento di qualità dovrebbero partire dalla formazione propria addizionata a quella scolastica.
A scuola mi hanno sempre isnegnato che Dante è più importante di un quotidiano, che la Grande Guerra è più interessante che discutere con amici di qualcosa. Non esiste nulla che non riguardi noi giovani. Perché in questo mondo nessuno sa più cosa è bene e cosa è sbagliato, non si hanno  più certezze. I ‘vecchi’ stanno andando in pensione lasciandoci una società al collasso, allo sfregio, senza nessuna pretesa, se non economicamente conveniente per chi siede sul trono del potere. Fortunatamente ho lasciato da parte questi sbagliati insegnamenti, per correre dietro ad altri ben più graditi e razionali.
Noi giovani siamo la società del domani, siamo i lavoratori prossimi,i contribuenti, gli elettori e saremo padroni delle nostre azioni. Con quali insegnamenti però? Sotto quale guida?
È un mondo che ci fa sempre più schifo ( parafrasando voci frequenti delle strade). Il problema è questo mondo dovremmo gestirlo noi.
Più che il popolo ad essere ignorante, preferisco dire che l’ignoranza è popolo, se le situazioni continueranno ad essere sempre le stesse. Ci vuole poco per cambiare tutto, ma forse interessa a pochi.
Questo, ovviamente, è solo un piccolo pensiero.  

Willy

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