27 apr 2011

Pardon, monsieur Sarkozy

Alla fine siamo andati a strisciare ai piedi dei Francesi , chiedendo scusa per aver fatto un po’ di casino senza permesso.
Già, con tutto quel debito che abbiamo, ci permettiamo di fare anche la voce grossa?
Ed eccoci qua ancora alla resa dei conti davanti all’Europa che, seppur non esente da colpe ci mette in riga e, fingendo un onorevole colloquio chiarificatore, ci dice come dobbiamo
comportarci. La Lega, che a casa nostra si può permettere di mandare fuori dalle palle chi vuole, in Europa non può nemmeno parlare con un’agente di frontiera, non li ascoltano neppure.
Se i Leghisti non riescono a guardare più in là di Firenze, se pensano che il problema del terzo mondo affamato sia qualcosa da togliersi dalle palle,se guidano un paese da 15 anni che non riconoscono ( prendendo lauti stipendi), come possono pretendere di parlare con chi dell’immigrazione ha fatto una politica di sviluppo?
E così ha delegato il presidentissimo, per rimettere tutto a posto, il quale, ansioso di fare nuove conoscenze femminili transalpine, e con una goccia di saliva che si affaccia dal labbro, ha promesso a
Sarkozy che avrebbe solo rinviato l’argomento nucleare a data da destinarsi, con la scusa che gli Italiani si sarebbero fatti condizionare dalla tragedia Giapponese. Quindi via il Referendum.
Peccato però che si debba anche decidere sul legittimo impedimento e sulla privatizzazione dell’acqua.

Angelo C.

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