14 giu 2011

Referendum: una valanga di si

Una valanga di si, 94-95% su ogni quesito. Affluenza che sfiora i 26 milioni di italiani. Quorum del 57,20%. E questi sono solo i risultati italiani.
Un risultato simile non si vedeva dal referendum del 1995 sulle concessioni televisive nazionali e le rappresentanze sindacali.
Il titolo di Avvenire, “Sberle per tutti”, e lo slogan-simbolo di questa memorabile giornata, “Silvio colpito al batti-quorum”, sembrano riassumere perfettamente una domenica di festa per il popolo votante e per le opposizioni di governo e una domenica di sconfitta per il Pdl. La frase del titolo di Avvenire, pronunciata dal leghista Calderoli in un commento a caldo subito dopo i dati definitivi del referendum, rappresenta lo stato d’animo generale della Lega, la quale, ancora, è scontenta di come stia andando avanti questa legislatura. “E’ ora che Berlusconi faccia qualcosa, altrimenti non avrà il nostro appoggio in futuro.”
E dopo le polemiche su quello è già stato etichettato come il “caso Maroni” che, a seggi ancora aperti ha dichiarato ( senza poterlo fare) il raggiungimento del 50% più uno, si pensa già alle conseguenze che il risultato porterà nelle file parlamentari.
Cosa certa è che il risultato è stato visto dalle opposizioni polotoche e dai cittadini come una sconfitta di governo. Non a caso Bersani, intervistato un’ora dopo i dati ufficiali da Rai3, ha parlato di divorzio tra il governo e il popolo. Divorzio che, a suo avviso e in accordo con Di Pietro, dovrebbe portare alle dimissioni del governo Berlusconi. Dimissioni che, si sa, sono richieste da tempo dai due rappresentanti del centrosinistra. Insomma un copione già visto.
Alfano, neosegretario Pdl, ritiene la richiesta di dimissioni ‘impropria’ e ha tenuto a precisare che “ il Pdl da tempo non ha ritenuto opportuno considerare quella dei referendum una scadenza politica sulla quale impegnarsi” e ricorda che “la percentuale stessa raggiunta dai quesiti referendari mostra che milioni di elettori del centrodestra hanno voluto esprimere la loro opinione su temi referendari e di certo non danneggiare il governo”.
Il presidente del Consiglio, consapevole probabilmente da giorni della sconfitta imminente, aveva detto, nella conferenza stampa dopo l’incontro con il premier israeliano Netanyahu, che anche l’Italia deve iniziare ad abbracciare la politica delle energie rinnovabili e dire per sempre addio all’opzione delle centrali nucleari.
Berlusconi, inoltre, vista la grande affluenza e l’evidenza di una preferenza dei SI netta, si è limitato ad accogliere il voto degli italiani e a promettere che il governo manterrà la volontà popolare. “Il referendum è un atto libero. Gli italiani hanno deciso liberamente”. D’altronde, non potrebbe fare o dire altrimenti, visto che ci sarebbe ben poco da dire.
I complimenti, a quanto pare, vanno a Di Pietro. Il leader dell’IDV è chiaramente soddisfatto della vittoria e ringrazia quanti del suo partito abbiano, gli anni scorsi, preso a cuore l’iniziativa e raccolto le firme necessarie a presentare la proposta di referendum al Parlamento.

Wb

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