11 lug 2011

Domenica al mare

Tempo splendido, poca afa, sole che spacca le pietre, condizione ideale per pensare  ad una bella domenica al mare. Partiamo con grandi aspettative e la prospettiva  di  prenderci, finalmente, la nostra piccola rivincita sul lavoro e sulle beghe quotidiane ma, già in autostrada, capiamo che non sarà  facile guadagnarci un posto al sole. Una fila interminabile, da bolgia dantesca, che riusciamo in parte ad evitare solo grazie alle due ruote (benedette loro e fortunati noi), eppure ogni tanto rischiamo la vita tra gli automobilisti in debito d’ossigeno, stipati nelle loro utilitarie. Ad un certo punto, per esempio, un signore pensa bene di tentare l’apertura dello sportello, nel bel mezzo della coda, pur se immobile, certamente per consentire a chi viaggiava con lui di respirare. Detto per inciso il suddetto signore viaggiava a torso nudo e, vi assicuro, non era uno spettacolo da applauso. Com’è , come non  è , arriviamo allo stabilimento balneare, parcheggiamo la moto e ci dirigiamo con gioia al botteghino. La gioia sfuma subito quando ci appare chiaro che sarà dura, per due motivi almeno: primo, la gente è tanta, sembra di fare la fila per assistere al concerto degli U2, secondo c’è il old out per ombrelloni e lettini. Tornare indietro, con un rewind che ci faccia ripiombare nel comodo lettuccio è impossibile, quindi procediamo a testa bassa.  Almeno un angolino per i nostri teli da bagno c’è, e ci basta. Il tempo di accomodarci sulla spiaggia e il nostro ambìto relax è interrotto, nell’ordine,  dal passaggio continuo, anche sui nostri piedi, di:  tre africani che vendono abitini  e pareo portando sulle spalle degli armadi a muro Ikea con ombrello incorporato, altri tre della stessa tribù che però offrono cd e dvd pezzotti, un cinese che commercia in inutili  e misteriosi  giocattoli  da spiaggia, due somali che contrabbandano monili artigianali e il coccofrescaro che richiama l’attenzione con un fischietto perfora timpani. A questa deliziosa cacofonia si mescola il dj del lido, stile Rimini anni 60, che manda in onda successi vecchi e nuovi ( più vecchi che nuovi) e anticipa che di lì a pochi minuti avrà inizio l’esibizione di danza del ventre di tale Giovanna, araba purosangue. 
Se Dio vuole si è fatta l’una, ora di pranzo , e vediamo sciamare a frotte, come un sol’uomo, centinaia di bagnanti diretti all’area pic nic, che diventa immediatamente una sorta di mensa aziendale organizzatissima. Padri stressati dai cuccioli di casa, spesso dotati di numerosi chili di troppo e di voci stridule a decibel impossibili, madri  votate alla missione di sfamare i consanguinei a costo della vita, tirano fuori teglie di lasagna, cotolette, salamini, parmigiana di melanzane e il dessert  che, come si sa,  non può mancare.
Ci chiediamo, attoniti, dove siano finiti i consigli di dietologi e personal trainer  che tutti leggono avidamente sui giornali, proprio quando ci passa davanti, con andatura felina (!), una Venere obesa intrappolata in un bikini fucsia e con una specie di rete da pesca al traino, punteggiata di grosse paillettes, che tenta di coprire almeno un angolo della superficie epidermica offerta ai nostri sguardi. 
E’ troppo, siamo in piena sindrome di Sthendal.
Con gli occhi pieni di questa visione chiudiamo la nostra domenica al mare, che si porta dietro un interrogativo inespresso: tatuaggio si o tatuaggio no? 
Perché, sapete, alla fine sarà questa l’unica cosa che ci ricorderà di aver saputo vivere l’estate alla grande. 


Letizia Vicidomini

1 commenti:

Anonimo ha detto...

:)